Apri Google Analytics per la prima volta e ti trovi davanti decine di menu, grafici e sigle. La reazione più comune è chiuderlo e non riaprirlo mai più.
È un peccato, perché per una piccola impresa i numeri che contano davvero sono quattro o cinque. Tutto il resto è pensato per aziende con un reparto marketing interno, e puoi ignorarlo serenamente.
In questo articolo vediamo quali guardare, dove trovarli esattamente e come interpretarli senza doverne capire di statistica.
A cosa serve davvero Analytics
Le domande a cui risponde
Google Analytics risponde a domande che altrimenti resterebbero senza risposta: quante persone visitano il tuo sito, da dove arrivano, quali pagine leggono e quali abbandonano subito.
Senza questi dati si procede a sensazione — ed è così che si finisce per curare la pagina che nessuno guarda e trascurare quella che porta i contatti.
Cosa non è
Non serve a "controllare" i visitatori: i dati sono aggregati, non si vede chi è entrato né cosa ha scritto nel dettaglio. "Aggregato" non equivale però a "completamente anonimo" in senso assoluto — Google Analytics usa comunque identificatori tecnici per distinguere le visite, motivo per cui va comunque dichiarato nella privacy policy e richiede il consenso. Serve a capire se il sito sta facendo il suo lavoro.
1. Utenti attivi
È il numero di persone diverse che hanno visitato il sito nel periodo scelto. Il dato più semplice, ed è quello da cui partire.
Cosa guardare davvero: non il numero in sé, ma come cambia nel tempo. Cinquanta visite al mese non dicono nulla di per sé; cinquanta questo mese contro venti il mese scorso dicono molto.
Nei primi mesi di vita di un sito, guarda i dati una volta ogni due settimane, non ogni giorno. Con numeri piccoli le oscillazioni quotidiane sono casuali e portano solo ansia inutile.
2. Da dove arrivano i visitatori
Forse il dato più utile in assoluto, perché ti dice quali canali stanno funzionando. Le voci principali:
- Organic Search — chi ti ha trovato cercando su un motore di ricerca (Google, ma anche Bing e altri). Il traffico più prezioso: non costa nulla e arriva da persone che stavano già cercando qualcosa
- Direct — di solito chi ha digitato l'indirizzo o aveva il segnalibro, ma è anche la categoria in cui finisce il traffico senza una fonte riconoscibile (es. link da alcune app o messaggi). Non è quindi solo "persone che ti conoscono già"
- Referral — chi è arrivato da un link su un altro sito
- Social — chi arriva dai social network
Se pubblichi un post e il giorno dopo vedi salire la voce Social, hai la conferma che ha funzionato. Senza questo dato, potresti solo immaginarlo.
3. Le pagine più viste
Ti dice quali contenuti interessano davvero, e spesso riserva sorprese: capita che la pagina su cui hai lavorato di più venga ignorata, mentre un articolo scritto in fretta diventi il più letto.
Come usarlo: se una pagina va bene, scrivine altre sullo stesso tema. Se una pagina importante non viene mai vista, il problema è quasi sempre che non è raggiungibile facilmente dal menu o dalla home.
4. Tempo di coinvolgimento
Indica quanto tempo le persone restano attive sul sito. È il modo più diretto per capire se i contenuti vengono letti o solo aperti e chiusi.
Un tempo molto basso su una pagina lunga di solito significa una di due cose: il contenuto non risponde a quello che la persona cercava, oppure la pagina è scomoda da leggere — spesso da telefono. Se sospetti la seconda, il punto di partenza è la velocità del sito.
5. Desktop o telefono
Ti dice da quale dispositivo arrivano le visite. Per la maggior parte delle attività italiane la risposta è "soprattutto da telefono" — e questo cambia le priorità: se gran parte dei visitatori usa lo smartphone, ha poco senso curare il sito solo su computer.
Cosa puoi tranquillamente ignorare
Con la stessa onestà: buona parte di Google Analytics non ti servirà mai. Le sezioni su percorsi di conversione avanzati, segmenti di pubblico personalizzati, analisi di coorte e modelli di attribuzione sono pensate per chi gestisce budget pubblicitari importanti e migliaia di visite al mese.
Non c'è nessun vantaggio nell'imparare a usarle adesso: quando ti serviranno, lo saprai.
Il compagno indispensabile: Search Console
Google Analytics ti dice cosa fanno le persone una volta arrivate sul sito. Non ti dice cosa cercavano su Google prima di arrivare.
Quella parte la copre Google Search Console, uno strumento separato e altrettanto gratuito, che mostra le parole con cui le persone ti trovano e la posizione in cui compari. Usati insieme raccontano la storia completa; da soli, ciascuno ne racconta metà. Se vuoi capire meglio perché il posizionamento conta, ne parlo in perché il SEO è importante per la tua attività.
In sintesi
Non serve diventare analisti. Se una volta al mese guardi quante persone sono venute, da dove sono arrivate e cosa hanno letto, hai già più informazioni della maggior parte delle piccole attività — che di solito non guardano nulla.
Un ultimo consiglio: non fermarti alle visite. Misura le richieste effettivamente ricevute e verifica quante sono pertinenti alla tua attività. I canali indicano l'origine riconosciuta del traffico, ma non ricostruiscono sempre l'intero percorso del cliente — usa questi dati insieme alle informazioni raccolte durante il contatto commerciale.
Domande frequenti
Google Analytics è gratuito?
Sì. La versione standard è gratuita e più che sufficiente per qualsiasi piccola o media impresa. Le versioni a pagamento sono pensate per grandi aziende con volumi di traffico molto elevati.
Ogni quanto conviene controllare i dati?
Per un sito con poco traffico, una volta ogni due settimane è più che sufficiente. Guardare i numeri ogni giorno, quando le visite sono poche, mostra solo oscillazioni casuali.
Google Analytics rispetta la privacy dei visitatori?
I dati raccolti sono aggregati e non mostrano nomi o contenuti scritti dai visitatori, ma non sono anonimi in senso tecnico assoluto: usano identificatori per distinguere le visite. Per questo è obbligatorio dichiararne l'uso nell'informativa privacy e raccogliere il consenso tramite il banner dei cookie.
Serve anche Google Search Console?
Sì, sono complementari. Analytics racconta cosa fanno le persone una volta arrivate sul sito; Search Console mostra cosa cercavano su Google prima di arrivarci.
Perché i numeri non coincidono con quelli di altri strumenti?
Strumenti diversi contano in modo diverso e alcuni visitatori bloccano i tracciamenti. Piccole differenze sono normali: quello che conta è l'andamento nel tempo, non il valore assoluto.